Kosovo

Conflitti all’alba del nuovo millennio

Sono 719,53 i kilometri che dividono Roma da Pristina, la capitale del Kosovo. Microstato adagiato nei Balcani; famoso probabilmente più per i suoi conflitti che per le sue bellezze.

Dopo un impervio viaggio compiuto a ridosso dell’inizio del lockdown italiano, mi sono più volte domandata del perchè, un paese così stimolante possa esser totalmente ignorato dal turismo di massa.

I conflitti relativamente recenti possono esser motivo di diffidenza di chi è abituato a mete più quiete, ma l’iniziale nichilismo si disperde alla vista di un paese così denso di fascino.

Durante la dittatura di Josip Broz Tito (1953-1980) il Kosovo era una semplice provincia autonoma della Serbia abitata però principalmente, da un popolo di etnia albanese. Lo stesso popolo chiese più volte lo status di Repubblica, ottendolo parzialmente nel 1974, de facto ma non de iure.

Con l’ascesa al potere di Slobodan Milošević attorno al 1986, ci fu un’importante campagna discriminatoria della comunità albanese a favore della serba; questo coincise con la revoca dell’autonomia costituzionale del Kosovo. Consequenzialmente a questo clima d’odio venne istituito l’UCK, un’organizzazione paramilitare albanese-kosovara che si occupava di rivendicare i diritti d’indipendenza.

Il 2 luglio 1990 venne dichiarata l’indipendenza della Repubblica di Kosova, riconosciuta solamente dall’Albania con un referendum che vide il Si protagonista, con l’80% di votanti. Questo indispettì la Serbia che dal 1995 iniziò una violenta pulizia etnica, che sfociò nel famoso conflitto del 1998.

Orribili crimini di guerra vennero commessi da ambedue le parti e questo attirò l’attenzione politica internazionale e convogliò l’interesse della NATO. Il 24 marzo 1999 alle 19 cominciarono le operazioni di bombardamento contro la Serbia. Va sottolineato che sia le forze serbe sia l’UCK si sono rese protagoniste di misfatti davvero gravi come l’utilizzo di bimbi soldati e l’approvvigionamento di armi comperate con i soldi provenienti da mafia e sfruttamento della prostituzione.

Il tutto si “risolse” il 3 giugno 1999 quando Slobodan Milošević accettò i termini di un piano di pace internazionale per porre fine ai combattimenti e ritirò le sue truppe, lasciando il campo libero alla missione di pace NATO denominata KFOR. Il Kosovo dovrà attendere il 2008 per vedersi riconosciuta l’indipendenza da circa 111 paesi, tra questi non figura però la Serbia che si rifiuta tutt’ora di vidimare un passaporto su cui è impresso il timbro del Kosovo.

E’ impressionante pensare che un paese così vicino abbia vissuto conflitti sanguinolenti all’alba del nuovo millenio, che bambini ora miei coetanei, abbiano assistito a violenze di questo genere, che si debbano  attendere quasi vent’anni per vedere venir riconosciuti i propri diritti.

Il Kosovo è stata per me una sorpresa, una commistione ben riuscita tra bellezze di tipo balcanico ed atmosfere di un paese con crendenze islamiche. Un territorio ancora non del tutto riconosciuto dall’opinione mondiale e che risente ancora degli scontri del passato, dove la pesante crisi economica schiaccia la popolazione e dove c’è un’alfabetizzazione del   91,9 %, ancora ben lontana dagli standard europei.

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