Budapest

In una torrida giornata di luglio, sono approdata in questa interessante capitale europea accompagnata da un carico notevole di aspettative, aspettative apprese durante chiacchierate con amici, scambi di pareri su viaggi precedentemente compiuti. In realtà, causa Covid, ho trovato una città deserta, senz’anima, a cui sembrano esser stati rubati la sua vitalità e il suo fascino.

Sulla collina domina il quartiere di Buda, la parte storica della città con architetture di notevole charme e da cui si gode di una vista mozzafiato sull’intero paesaggio. Purtroppo, visti i considerevoli bombardamenti di cui è rimasta vittima durante la Seconda Guerra Mondiale, si percepisce la ricostruzione recente degli edifici storici, quindi si avverte una mancanza totale di caratteristiche storico-veritiere.

Il bastione dei pescatori però, con il suo stile a cavallo tra il neogotico e il neoromantico, si palesa come un punto di notevole interesse anche se anch’esso lungi dall’aver tratti storici rilevanti. Per recarsi invece nel quartiere di Pest, è necessario attraversare il Ponte delle Catene che con la sua opulenza sovrasta il Danubio e che conferisce un’aurea di solennità all’intera cittadina.

Al contrario di Buda, Pest è un quartiere molto caotico dove c’è una continua trasposizione di cultura, tradizione ed innovazione. Numerose le piazze a cui si deve necessariamente far visita, come Piazza degli Eroi, dove è posizionato il Museo di Belle Arti dove sono custoditi veri e propri tesori della storia dell’arte. Duccio di Buoninsegna, Artemisia Gentileschi e Raffaello sono solo tre dei nomi, le cui opere sono ammirabili al suo interno, senza dubbio uno dei musei più belli al mondo.

Il simbolo della città è indiscutibilmente il Parlamento, edificio maestoso adagiato sulle rive del Danubio, anch’esso novecentesco che si staglia sul cielo di Budapest con guglie acuminate, torrette ed arcate. Un’occhiata notturna è essenziale, la sua illuminazione lo rende davvero strabiliante.

Qualora si volesse per un momento scappare dal caos cittadino, è nodale una visita all’isola Margherita, dove in un secondo si viene catapultati in un’oasi di pace e tranquillità e dove flora e fauna ci fanno sognare mondi lontani. 

Budapest nasconde però una sorpresa, la più grande sinagoga d’Europa e la seconda del mondo dopo quella di New York. I lavori di restauro terminati nel 1996, portano alla luce una mescolanza di stili che si sposano perfettamente tra loro e che ci regalano la vista di un’architettura davvero rilevante.

Numerose le attrattive di questa bella città, ma che credo richieda una visita passata l’emergenza sanitaria mondiale. Fusioni di stili differenti ci mostrano scorci interessanti e tratti di una città che ha vissuto gli orrori della guerra ma che interamente ricostruita, prova a mostrarci antichi splendori.

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